Yahoo e Altavista: i pionieri dimenticati della ricerca
Prima che il verbo cercare su Internet diventasse sinonimo di una sola azienda, il web era popolato da altri nomi. Yahoo e Altavista sono stati per anni le porte principali verso il mare aperto dei siti, dei forum, delle pagine personali. Per chi ha vissuto la prima stagione del web, digitare una parola su queste piattaforme significava esplorare un territorio ancora in costruzione, molto meno addomesticato rispetto a quello di oggi.
Oggi vengono citati quasi solo nelle retrospettive sulla storia di Internet, mentre i dettagli tecnici e le scelte strategiche che li hanno resi protagonisti e poi comparse restano sullo sfondo. Eppure raccontano molto di come ĆØ cambiato il modo di cercare informazioni online e di come si ĆØ evoluta la Cultura Digitale & Storia dell’Informatica.
Per rinfrescare la memoria basta dare uno sguardo alle tracce rimaste nei siti ufficiali, dal portale ancora attivo yahoo.com alle pagine che ricordano Altavista nei vecchi archivi di settore. Dietro questi loghi c’era un mondo di directory curate a mano, crawler pionieristici e modelli di business che oggi sembrano preistoria.
Quando Yahoo era una guida e non solo un motore
Yahoo nasce come una sorta di catalogo del web, molto più vicino all’idea di una guida telefonica che a quella di un motore di ricerca moderno. I siti venivano inseriti in categorie e sottocategorie, organizzati per tema, spesso selezionati e descritti da persone in carne e ossa. L’esperienza ricordava quella di sfogliare un indice, non di interrogare un algoritmo.
Questa impostazione aveva un vantaggio evidente. In un web ancora relativamente piccolo era comodo muoversi per argomenti. Chi cercava notizie, sport, tecnologia poteva partire da una sezione principale e da lì scendere verso livelli sempre più specifici. Per anni la home di Yahoo è stata la pagina iniziale di milioni di browser, anche perché non era solo ricerca. Portale di news, meteo, mail, finanza, community.
Con la crescita esplosiva dei siti, però, catalogare tutto a mano ĆØ diventato impossibile. Yahoo ha progressivamente affiancato e poi spinto di più il modello del motore di ricerca vero e proprio, arrivando a usare anche tecnologie esterne. La directory umana ĆØ rimasta come ereditĆ di un web più lento, mentre l’attenzione si spostava su risultati generati automaticamente.
Altavista e il fascino della ricerca pura
Se Yahoo rappresentava il portale, Altavista incarnava l’idea di ricerca come servizio specializzato. Per molti utenti degli anni Novanta ĆØ stato il primo motore moderno. Interfaccia essenziale, un campo di testo, risultati in pochi secondi. Il suo nome ĆØ spesso ricordato nelle cronologie della ricerca online, per esempio nelle ricostruzioni storiche ospitate su siti come computerhistory.org, che affrontano l’evoluzione dei primi indexer del web.
La forza di Altavista stava nella capacitĆ di indicizzare una quantitĆ di pagine allora impressionante e di offrire funzioni avanzate come la ricerca per lingua o la traduzione automatica. Era, per l’epoca, uno strumento potente e relativamente rapido, tanto da diventare punto di riferimento per chi cercava qualcosa di più sofisticato rispetto alle directory tradizionali.
Col passare del tempo, però, la competizione si ĆØ fatta più feroce. L’arrivo di nuovi algoritmi, la centralitĆ crescente della pubblicitĆ contestuale, i cambiamenti nei modelli di ranking hanno reso evidente che non bastava indicizzare tanto. Serviva farlo in modo sempre più rilevante, interpretando non solo le parole digitate ma anche le intenzioni dietro le query.
PerchƩ questi pionieri sono stati sorpassati
Yahoo e Altavista hanno avuto in comune una cosa. Sono nati quando il problema principale era trovare pagine in un mare ancora relativamente piccolo. Man mano che il web cresceva, è diventato più importante capire quali pagine mostrarsi in testa, come combattere lo spam, come assicurare risultati utili anche a chi digitava richieste imprecise.
L’approccio di tanti primi motori era fortemente legato alle parole chiave presenti nella pagina e nei meta tag. Un sito poteva manipolare relativamente in fretta la propria visibilitĆ inserendo termini ripetuti o giocando con descrizioni e titoli. Con l’aumento degli interessi in gioco, soprattutto pubblicitari, i limiti di questi sistemi sono diventati sempre più evidenti.
I nuovi arrivati hanno puntato su algoritmi diversi e su modelli di business piu integrati con la ricerca. Yahoo ha cercato di restare portale generalista, Altavista ha attraversato acquisizioni e cambi di strategia, ma nessuno dei due ĆØ riuscito davvero a dettare le regole della nuova fase. In parte per scelte tecniche, in parte per traiettorie aziendali che li hanno portati lontano dal loro cuore iniziale.
Il risultato ĆØ che, a un certo punto, per la maggioranza degli utenti la ricerca online ĆØ diventata sinonimo di un solo marchio. I pionieri sono scivolati ai margini, ricordati più per nostalgia che per l’impatto tecnico concreto che hanno avuto.
Eppure molte delle idee che oggi diamo per scontate, dalla pagina che combina ricerca e servizi alla convivenza tra risultati editoriali e commerciali, sono passate anche da loro. Hanno rappresentato il laboratorio in cui si ĆØ sperimentato cosa funziona e cosa no quando si prova a costruire una mappa del web.
Riguardare oggi Yahoo e Altavista con un po’ di distanza storica aiuta a contestualizzare meglio il presente. Ricorda che nessun monopolio tecnologico nasce inevitabile e che ogni generazione di strumenti, anche quella che sembra dominare senza rivali, sta costruendo a sua volta il terreno su cui cresceranno i successori. Proprio come fecero quei pionieri ormai quasi dimenticati della ricerca.