L'articolo analizza le accuse mosse dal New York Times e dal Daily News contro OpenAI, che secondo i querelanti avrebbe deliberatamente nascosto prove durante il processo per violazione del copyright. La denuncia, depositata nei giorni scorsi, segna un'escalation significativa in una causa che dura ormai da due anni. I giornali sostengono che OpenAI non solo abbia negato di poter cercare i propri dati, ma abbia anche creato strumenti interni per monitorare le violazioni senza mai rivelarlo al tribunale.
Le rivelazioni del deposizione di Vinnie Monaco
Durante una deposizione ordinata dal giudice ad aprile 2026, l'ingegnere della privacy di OpenAI, Vinnie Monaco, ha ammesso che l'azienda aveva già condotto ricerche interne per individuare contenuti protetti da copyright nei propri dataset di addestramento. Questo contraddice le precedenti dichiarazioni di OpenAI, che sosteneva di non avere la capacità tecnica di eseguire tali ricerche. Inoltre, Monaco ha rivelato l'esistenza di un database di circa 78 milioni di conversazioni di ChatGPT de-identificate, utilizzate internamente per valutare l'entità delle violazioni. A questo si aggiunge un filtro 'Bloom', parte del cosiddetto 'Progetto Giraffe', in grado di rilevare e registrare casi di ripetizione testuale (regurgitation) nei output del modello.
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La scoperta di un database di 78 milioni di chat de-identificate
I querelanti avevano originariamente richiesto un campione di 120 milioni di log di chat, ma OpenAI aveva negoziato per ridurlo a 20 milioni. Tuttavia, quando il campione è stato finalmente consegnato a dicembre 2025, il tribunale lo ha giudicato 'inutilizzabile' a causa delle pesanti oscurazioni. Inoltre, i giornali accusano OpenAI di aver cancellato miliardi di output di ChatGPT dopo l'avvio della causa, in diretta violazione dell'ordine di conservazione delle prove. Secondo l'accusa, OpenAI ha reso deliberatamente difficile l'accesso a informazioni che aveva già raccolto. 'Se OpenAI credesse davvero che copiare il nostro giornalismo fosse legale, non avrebbe nascosto la verità', ha dichiarato Ian B. Crosby, legale dei querelanti. Per approfondire il contesto delle ultime innovazioni di OpenAI, si veda l'articolo su OpenAI lancia GPT-5.6 Sol, Terra e Luna.
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Le richieste al giudice e la difesa di OpenAI
Il New York Times e il Daily News chiedono ora al giudice di sanzionare OpenAI per aver occultato prove e manipolato il processo di discovery. In particolare, domandano che il campione di 20 milioni di log non sia considerato valido, che si accerti come fatto che i log di ChatGPT avrebbero mostrato una significativa ripetizione dei loro contenuti, e che OpenAI sia condannata a pagare le spese legali. OpenAI ha respinto le accuse, definendole 'falsità palesi' e accusando i giornali di tentare di violare la privacy degli utenti. 'Difenderemo la privacy dei nostri utenti e i principi del fair use', ha dichiarato Drew Pusateri, portavoce di OpenAI. La vicenda si inserisce in un dibattito più ampio sull'uso di dati protetti da copyright per l'addestramento di modelli di intelligenza artificiale. Per comprendere le implicazioni legali, si può consultare la voce di Wikipedia sul diritto d'autore.
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Fonte: https://techcrunch.com/2026/07/09/new-york-times-says-openai-hid-evidence-in-chatgpt-copyright-trial