VPN: che cos'è, come funziona e perché protegge la privacy
Negli ultimi anni la sigla VPN è uscita dal gergo degli addetti ai lavori ed è finita ovunque. Nelle pubblicità, nei consigli per chi lavora in remoto, nelle guide su come proteggere la navigazione. Spesso però resta una certa confusione. C’è chi la considera una specie di mantello dell’invisibilità e chi la scambia per un semplice trucco per cambiare paese su piattaforme di streaming. La verità sta nel mezzo.
Una VPN, Virtual Private Network, nasce come tecnologia per collegare in modo sicuro reti e dispositivi lontani. Oggi è diventata anche uno degli strumenti base per chi si preoccupa seriamente di privacy e sicurezza a livello di Sistemi Operativi & Sicurezza. A patto di capire bene che cosa fa, che cosa non fa e da chi ci si sta davvero proteggendo.
Le definizioni più sobrie, come quelle presenti nelle pagine di riferimento di cisa.gov o nelle guide alla privacy di eff.org, insistono su un punto. Una VPN crea un tunnel cifrato tra il dispositivo e un server remoto. Dentro quel tunnel passa tutto il traffico che altrimenti viaggerebbe in chiaro o quasi sulla rete dell’internet provider o del Wi Fi pubblico.
Che cos’è davvero una VPN
In concreto una VPN è un servizio che installa sul sistema operativo un interfaccia di rete virtuale. Dal punto di vista del computer o dello smartphone questa interfaccia si comporta come una normale scheda di rete, ma invece di inviare i pacchetti direttamente verso internet li incapsula in una connessione cifrata verso il server VPN.
Quando la VPN è attiva il sito che visiti non vede più il tuo indirizzo IP reale, ma l’indirizzo del server VPN. Anche il provider di connettività vede solo un flusso cifrato verso quel server, senza dettagli sulle singole richieste. Questo riduce in modo significativo la quantità di informazioni che possono essere raccolte sulla tua navigazione a livello di rete.
Dal punto di vista logico si crea una sorta di bolla privata sopra internet pubblico. Il traffico entra cifrato nel tunnel, viaggia fino al server, viene decifrato e da lì esce verso la destinazione finale. Il percorso di ritorno segue lo stesso schema ma al contrario.
Come funziona tra protocolli, cifratura e sistema operativo
Dietro le interfacce dai nomi amichevoli ci sono protocolli abbastanza concreti. I più diffusi sono OpenVPN, WireGuard, IKEv2 IPSec e varianti proprietarie documentate in modo più o meno trasparente. OpenVPN, ad esempio, è descritto in dettaglio su openvpn.net ed è uno standard di fatto per soluzioni aziendali e consumer.
Nel sistema operativo la VPN installa un driver che intercetta il traffico e lo instrada nell’interfaccia virtuale. I pacchetti vengono incapsulati e cifrati con algoritmi moderni, spesso AES o ChaCha20, in base alle scelte del protocollo. Il server VPN riceve il flusso, lo decifra e lo inoltra verso il destinatario reale. A livello applicativo, il browser o le altre app continuano a funzionare normalmente, come se nulla fosse cambiato.
Le implementazioni più curate aggiungono funzioni come il kill switch. Se la VPN cade all’improvviso, il sistema blocca tutto il traffico fino a quando il tunnel non torna attivo, evitando che dati sensibili finiscano in chiaro per qualche secondo di disattenzione. Anche questo strato dialoga con il sistema operativo, spesso modificando regole del firewall o delle tabelle di routing.
Dal punto di vista della sicurezza di sistema, la VPN diventa un elemento centrale dell’architettura. Va considerata insieme a firewall, sistemi di rilevamento intrusione, politiche di aggiornamento. Non è un add on cosmetico, ma un componente di rete a tutti gli effetti.
Perché protegge la privacy e quali limiti ha
Il contributo più evidente di una VPN alla privacy riguarda due aspetti. Il primo è la protezione su reti non fidate, come i Wi Fi pubblici di hotel, aeroporti, bar. Senza VPN, chi controlla l’infrastruttura o un eventuale attaccante nella stessa rete potrebbe provare a intercettare o manipolare il traffico, soprattutto dove non viene usato HTTPS in modo corretto. Con il tunnel cifrato, la superficie di attacco si riduce.
Il secondo aspetto è la riduzione di tracciamento a livello di provider. Senza VPN l’internet provider vede ogni dominio che interroghi, i tempi delle connessioni, alcuni metadati delicati. Con una VPN vede solo che stai parlando con un certo server, senza dettagli sul resto. In alcuni paesi questo significa limitare la quantità di log che possono essere raccolti o richiesti per legge.
Esistono poi gli usi più discussi, come l’accesso a servizi non disponibili nel proprio paese. Tecnicamente la VPN permette di far apparire il traffico come proveniente da un’altra regione, ma questo non elimina i vincoli legali o contrattuali. È un terreno in cui la tecnologia arriva molto prima delle norme e in cui conviene muoversi con una certa consapevolezza.
Il punto delicato è che con una VPN non sparisci. Semplicemente sposti il punto di fiducia. Non è più il provider di connettività a vedere il tuo traffico, ma il provider VPN. Scegliere un servizio affidabile, con politiche chiare sulla raccolta dei log e possibilmente audit indipendenti, è fondamentale. Le guide alla scelta di una VPN pubblicate da realtà come privacyguides.org insistono proprio su questi criteri.
Ci sono poi i limiti strutturali. La VPN non ferma il tracciamento basato su cookie, fingerprint del browser o account loggati nei servizi. Se navighi ancora con lo stesso profilo, accedi agli stessi social, usi le stesse app, molti attori possono comunque collegare le tue attività. La VPN protegge il percorso dei dati sulla rete, non riscrive l’intero modello di business della pubblicità online.
Vista nel modo giusto, una VPN resta però uno strumento importante. Per chi lavora da remoto su sistemi aziendali, per chi viaggia spesso, per chi vuole almeno alzare l’asticella di difficoltà per chi prova a osservare il traffico. Inserita in una strategia più ampia di sicurezza del sistema operativo e di igiene digitale, diventa un alleato prezioso. Pensarla come soluzione magica, invece, rischia di creare solo una falsa sensazione di anonimato.