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Record DNS: che cosa sono e perché influenzano la velocità dei siti

Record DNS: che cosa sono e perché influenzano la velocità dei siti

Quando un sito appare lento, il pensiero va subito a server sovraccarichi, immagini pesanti o codice poco ottimizzato. Molto più raramente si guarda ai record DNS, eppure la rubrica che traduce i nomi in indirizzi è il primo collo di bottiglia che ogni visita deve attraversare. Capire che cosa sono i record DNS e come vengono configurati aiuta a leggere meglio la velocità reale di un sito, ben prima che entri in gioco il PHP o la cache.

Che cosa sono i record DNS dentro una zona di dominio

Il Domain Name System è un sistema distribuito che collega nomi a indirizzi numerici. Dentro questo sistema ogni dominio ha una sorta di schedario, chiamato zona, che contiene i record DNS. Ogni record descrive una informazione specifica il tipo di indirizzo, il server di posta, un alias, un testo di verifica e così via. Risorse come la sezione DNS del learning center di Cloudflare spiegano nel dettaglio i tipi più comuni di record DNS records.

Dal punto di vista del nameserver autorevole un record non è altro che una riga che dice al mondo come raggiungere ciò che è legato al dominio. Quando un resolver interroga quel nameserver, riceve indietro uno o più record che userà per indirizzare il traffico. Ogni record ha un tipo, un nome, un valore e un TTL, cioè il tempo per cui può essere tenuto in cache.

I tipi di record che incontriamo più spesso

Nel lavoro quotidiano con siti e hosting si incontrano soprattutto pochi tipi di record. I record A collegano un nome a un indirizzo IPv4, mentre i record AAAA fanno lo stesso per gli indirizzi IPv6. Sono loro che dicono ai browser quale server contattare quando qualcuno digita un dominio.

I record CNAME definiscono alias tra nomi, permettendo per esempio a www.esempio.it di puntare a esempio.it o a un servizio esterno. I record MX indicano quali server gestiscono la posta del dominio, mentre i record TXT ospitano stringhe usate per SPF, DKIM, verifiche di proprietà e altri meccanismi. A completare il quadro ci sono i record NS, che indicano quali nameserver sono autorevoli per la zona, e il record SOA, che contiene informazioni di servizio sulla zona stessa.

Che cosa succede quando il browser chiede un record

Ogni volta che un utente inserisce un indirizzo nel browser, parte una sequenza di DNS lookup. Prima si controllano le cache locali, poi entra in scena il resolver configurato sul dispositivo, che può essere quello del provider o di un servizio pubblico come Google Public DNS Google Public DNS. Se l’informazione non è già in cache, il resolver interroga i server della gerarchia DNS fino a raggiungere i nameserver autorevoli del dominio.

Solo a quel punto il resolver riceve i record richiesti, li memorizza per il tempo indicato dal TTL e restituisce al browser l’indirizzo IP. Come spiegano anche le guide di performance di MDN, questa fase di risoluzione è a tutti gli effetti una parte della latenza complessiva della pagina DNS lookup e latenza. Se la catena di lookup è lunga o i server rispondono lentamente, la pagina inizierà a caricarsi con un ritardo percepibile.

TTL, cache e velocità percepita

Ogni record DNS ha un Time To Live, espresso in secondi, che dice per quanto tempo la risposta può essere conservata in cache dai resolver. Un TTL più lungo significa meno richieste ripetute ai nameserver, quindi tempi di risposta mediamente più bassi per chi visita spesso lo stesso sito. Un TTL più corto rende più rapidi i cambi di configurazione, ma aumenta il numero di lookup necessari.

La scelta del TTL è quindi un equilibrio tra flessibilità e performance. Per record che cambiano raramente, come i record MX o i record A di un sito stabile, un TTL più alto riduce lavoro e latenza. Per record usati in scenari dinamici, come bilanciamenti o spostamenti frequenti di servizi, TTL più bassi permettono di propagare più rapidamente i cambi. Ogni volta che un browser deve aspettare una risoluzione non presente in cache, si aggiungono millisecondi alla percezione di velocità del sito.

CNAME, catene e tempi di risoluzione

I record CNAME sono molto comodi per creare alias o collegare servizi esterni, ma usati con leggerezza possono rallentare la risoluzione. Ogni CNAME introduce un passaggio in più nella catena di lookup. Se un nome punta a un CNAME che a sua volta punta a un altro nome e così via, il resolver dovrà risolvere ogni anello della catena prima di ottenere un indirizzo IP finale.

In progetti complessi, con più servizi di terze parti, CDN e sottodomini, queste catene possono allungarsi oltre il necessario. Una buona pratica è mantenere le catene CNAME più corte possibile, soprattutto per le parti critiche del sito. Una catena più pulita significa meno round trip e meno tempo speso in attesa del responso del DNS.

Nameserver, geografia e infrastruttura DNS

Non tutti i nameserver autorevoli sono uguali. La qualità dell’infrastruttura DNS su cui appoggia un dominio influisce in modo diretto sulla velocità con cui i record vengono restituiti. Provider specializzati e servizi come Cloudflare DNS o altri attori globali usano reti anycast e nodi distribuiti nel mondo per avvicinare il punto di risposta all’utente finale How DNS works.

In pratica quando un resolver chiede un record, viene instradato verso il nodo DNS più vicino a livello di rete, riducendo la latenza. Nameserver poco curati, con infrastrutture lente o con problemi di ridondanza, possono aggiungere decine di millisecondi a ogni lookup, soprattutto su connessioni mobili o lontane dal data center principale. In un mondo in cui ogni millisecondo conta, anche questo strato va considerato una parte della performance del sito.

Record DNS e CDN dove si gioca una parte della velocità

Molte CDN e servizi di bilanciamento del traffico usano i record DNS come primo punto di decisione. Un nome può risolvere verso indirizzi diversi a seconda della posizione geografica, del carico dei server o di altre regole. Da fuori sembra un semplice record A o CNAME, ma dietro c’è spesso una logica dinamica che decide verso quale nodo inviare l’utente.

Questo significa che la configurazione dei record DNS diventa parte integrante della strategia di ottimizzazione. Un dominio che punta alla CDN corretta, con record pensati per sfruttare al meglio cache e instradamento, può ridurre sensibilmente il tempo necessario per caricare risorse come immagini, script e fogli di stile. Al contrario una configurazione approssimativa può annullare molti dei benefici offerti dall’infrastruttura sottostante.

Perché i record DNS sono un pezzo della velocità del sito

Guardare ai record DNS come a un dettaglio da sistemare una volta sola e poi dimenticare significa perdere di vista un pezzo importante della catena delle performance. Ogni visita a un sito passa da qui, e ogni decisione sui record può aggiungere o togliere tempo alla percezione di fluidità da parte dell’utente.

Conoscere quali record esistono, sapere leggere un TTL, riconoscere catene CNAME inutilmente lunghe, scegliere nameserver con una infrastruttura solida sono competenze che fanno la differenza tra un sito che appare pronto e uno che sembra sempre un po’ in affanno. I record DNS non servono solo a far funzionare un dominio, ma a farlo funzionare con il giusto equilibrio tra controllo, affidabilità e velocità.

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