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Computer vision: che cos'è, come funziona e dove viene usata

Computer vision: che cos'è, come funziona e dove viene usata

Ogni volta che il telefono riconosce un volto nelle foto, un cancello si apre leggendo una targa o un sistema conta gli oggetti su un nastro, c’è di mezzo la computer vision. È il ramo dell’intelligenza artificiale che prova a dare agli algoritmi qualcosa di simile a una vista, trasformando immagini e video in informazioni utilizzabili da software e servizi.

Che cos’è la computer vision in parole semplici

Con computer vision si indica l’insieme di tecniche che permettono ai computer di interpretare contenuti visivi immagini, sequenze video, flussi da telecamere. L’obiettivo non è solo vedere ma capire cosa c’è in scena, dove sono gli oggetti, come si muovono nel tempo. Nelle definizioni più usate in ambito accademico la computer vision è proprio il ponte tra pixel grezzi e rappresentazioni ad alto livello utili a prendere decisioni.

Per decenni questo campo è stato dominato da metodi basati su regole, filtri, geometria. Negli ultimi anni il salto è arrivato con il deep learning e con reti neurali convoluzionali in grado di imparare direttamente dai dati. Framework come TorchVision o TensorFlow per le immagini raccontano bene questo cambio di paradigma.

Come un computer vede un’immagine

Per un essere umano una foto è un soggetto, un contesto, magari un ricordo. Per un computer è una matrice di numeri. Ogni pixel ha un valore di luminosità e, nelle immagini a colori, tre componenti per rosso, verde e blu. Un’immagine da 1920×1080 pixel è quindi un blocco enorme di valori che devono essere trasformati in qualcosa di più maneggiabile.

I primi passi della computer vision tradizionale passano da operazioni come filtri, rilevamento di bordi, estrazione di punti chiave. Librerie come OpenCV nascono proprio per offrire questi mattoni di base. Su questo strato oggi si innestano i modelli di deep learning, che imparano automaticamente rappresentazioni più astratte a partire da milioni di esempi.

Deep learning e reti convoluzionali

La svolta recente della computer vision arriva con le reti neurali convoluzionali, introdotte in forma moderna nei primi anni Duemila e esplose con le competizioni di classificazione immagini. A differenza delle reti pienamente connesse, le convoluzionali lavorano su piccole regioni dell’immagine alla volta, imparando filtri che reagiscono a pattern locali bordi, texture, forme.

Strati successivi combinano questi pattern in strutture sempre più complesse, fino a riconoscere oggetti interi o scene. La documentazione di PyTorch o di TensorFlow include tutorial che mostrano come costruire reti in grado di distinguere tra classi di immagini con poche decine di righe di codice, appoggiandosi a tool ottimizzati per GPU e grandi dataset.

Un micro esempio con OpenCV

Per capire quanto sia concreto il lavoro con la computer vision basta un esempio minimale. In Python, con OpenCV, leggere un’immagine e convertirla in scala di grigi è questione di poche righe.

import cv2

img = cv2.imread("foto.jpg")
gray = cv2.cvtColor(img, cv2.COLOR_BGR2GRAY)
cv2.imwrite("foto_grigia.jpg", gray)

Dietro questa semplicità apparente si nasconde una lunga catena di operazioni su matrici di numeri. Da qui in poi si può collegare il risultato a un modello di classificazione, a un algoritmo di rilevamento oggetti o a un sistema più complesso che combina vision e altre forme di AI.

Dove viene usata la computer vision nella vita quotidiana

Molte delle applicazioni più visibili vivono direttamente negli smartphone. Lo sblocco con il volto, i filtri in tempo reale, la selezione automatica delle parti “interessanti” di una scena sono tutte espressioni di computer vision. Sistemi operativi mobili e framework come le Vision framework di Apple o le API di ML Kit di Google ne espongono alcune funzioni direttamente agli sviluppatori di app.

Un altro fronte evidente è quello delle auto assistite e a guida autonoma. Telecamere multiple analizzano la strada, riconoscono corsie, pedoni, segnali, altri veicoli. La visione artificiale diventa uno dei sensi principali del veicolo, lavorando spesso insieme a radar e lidar. In ambito retail, la computer vision aiuta a contare persone, analizzare flussi, abilitare esperienze di acquisto senza cassa tradizionale.

Industria, medicina e sicurezza

Fuori dal perimetro consumer la computer vision è uno strumento ormai standard per il controllo qualità industriale. Telecamere e modelli di analisi individuano difetti di produzione impossibili da vedere a occhio nudo su grandi volumi, con una ripetibilità che riduce errori e scarti. Sistemi simili vengono usati anche per il monitoraggio di impianti e infrastrutture, con algoritmi che rilevano anomalie o usura.

In ambito medico si lavora su imaging di ogni tipo radiografie, TAC, risonanze, immagini istologiche. Modelli di computer vision assistono i professionisti nell’individuare lesioni, tumori, anomalie, sempre con l’attenzione però a mantenerli come supporto e non come sostituti del giudizio clinico. Sul fronte della sicurezza, le stesse tecniche vengono usate per sistemi di videosorveglianza intelligenti, riconoscimento facciale, analisi di comportamenti sospetti con tutto il corredo di domande etiche e legali che ne deriva.

Limitazioni, bias e contesto

Per quanto impressionanti, i sistemi di computer vision non vedono il mondo come lo vedono le persone. Riconoscono pattern statistici in base a ciò che è stato mostrato loro in fase di addestramento. Se i dati sono sbilanciati, anche i modelli lo saranno. Casi di riconoscimento facciale meno accurato su determinate fasce di popolazione sono un esempio concreto di bias legato ai dataset.

In più le reti neurali sono spesso fragili rispetto a cambi di contesto che per noi sono banali luce diversa, angolazioni inusuali, piccoli ostacoli in scena. Il tema delle adversarial examples, cioè di immagini modificate in modo minimo ma in grado di ingannare i modelli, mostra quanto il concetto di “capire un’immagine” sia ancora molto diverso tra esseri umani e algoritmi.

Perché la computer vision resterà centrale nei prossimi anni

La computer vision è uno dei tasselli più solidi nel mosaico dell’intelligenza artificiale applicata. Ogni oggetto con una telecamera può diventare un sensore intelligente, ogni processo che oggi richiede un controllo visivo è un potenziale candidato per automazione o assistenza algoritmica. Le librerie open source, la potenza di calcolo accessibile via cloud e i modelli pre addestrati abbassano continuamente la soglia di ingresso.

Al tempo stesso, proprio la natura pervasiva di queste tecnologie rende urgente un dibattito su privacy, uso dei dati, sorveglianza e responsabilità nei settori critici. Sapere che cos’è davvero la computer vision, come funziona e dove viene usata permette di partecipare a questo dibattito con maggiore consapevolezza, invece di limitarsi all’effetto wow di una demo ben montata.

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