Il decimo summit AI for Good organizzato dall'Unione Internazionale delle Telecomunicazioni (ITU) delle Nazioni Unite si è tenuto a Ginevra, con la partecipazione di rappresentanti del settore pubblico e privato. L'obiettivo dichiarato era discutere come l'intelligenza artificiale possa essere messa al servizio dell'umanità, ma l'evento ha messo in luce un divario crescente tra l'innovazione tecnologica e la capacità di regolamentarla. Tra cani robot, Tesla Cybertruck ed elicotteri di soccorso, i partecipanti hanno assistito a dimostrazioni mozzafiato, mentre le sessioni di dibattito affrontavano temi spinosi come l'equità nell'accesso al calcolo e il rischio che le grandi aziende tecnologiche consolidino il loro potere.
Doreen Bogdan-Martin apre i lavori con un monito sulla responsabilità
Nel discorso di apertura, la segretaria generale dell'ITU Doreen Bogdan-Martin ha sottolineato la convinzione che l'AI, se usata responsabilmente, possa risolvere problemi urgenti come la fame, le malattie e il cambiamento climatico. Tuttavia, ha ammonito che questa idea viene messa alla prova proprio dalle sfide che l'AI stessa genera. Il summit ha cercato di tradurre in azioni concrete le buone intenzioni, ma la strada è in salita.
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Le critiche di Access Now: troppa dipendenza dalle big tech
Ai margini dell'evento, Giulio Coppi, senior humanitarian officer di Access Now, ha denunciato la dipendenza del settore umanitario dalle grandi aziende tecnologiche. Secondo Coppi, siamo ancora in una fase di innocenza che non possiamo più permetterci. Ha sottolineato come contratti milionari opachi e tecnologie in continua evoluzione rendano impossibile persino spiegare cosa contenga la propria infrastruttura. Le sue parole hanno trovato eco in altri interventi, come quello di attivisti pro-Palestina che hanno interrotto la keynote del CTO di Amazon Werner Vogels, protestando contro l'uso della tecnologia Amazon da parte di Israele.
Il problema della definizione di 'buono' nell'ingegneria dell'AI
Vijay Janapa Reddi, professore di ingegneria ad Harvard, ha portato una prospettiva pragmatica: il termine 'buono' è troppo vago per essere tradotto in specifiche tecniche. Un aereo che vola solo cinque minuti non è buono, ha spiegato. La difficoltà di definire standard concreti è uno degli ostacoli principali per un'implementazione equa dell'AI. Questo tema si collega alla corsa agli ultimi modelli di OpenAI, che promettono prestazioni sempre più elevate ma rischiano di allargare il divario tra chi ha accesso alle risorse e chi ne è escluso.
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L'accesso al calcolo come questione di sviluppo globale
In una sessione dedicata all'hardware dell'AI e al divario digitale, diversi relatori hanno concordato che il calcolo non è più solo un problema tecnologico, ma una questione di infrastrutture per lo sviluppo. Syed Munir Khasru, dell'Institute for Policy, Advocacy, and Governance, ha affermato che se vogliamo un'AI per il bene, dobbiamo riconoscere che il calcolo è infrastruttura di sviluppo. Altri hanno sottolineato come i grandi modelli linguistici siano ancora prevalentemente in inglese, rendendo necessari modelli locali più piccoli ed economici per servire le comunità al di fuori dei mercati più ricchi. Questa dinamica richiama le tensioni geopolitiche descritte nell'articolo sulla corsa ai chip Nvidia e l'energia nucleare, dove l'Europa rischia di restare spettatrice.
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La sfida della governance: regole tecniche e diritti umani
Gilles Thonet, vice segretario generale della International Electrotechnical Commission, ha osservato che tradizionalmente gli ingegneri considerano i diritti umani affari di altri. Anja Kasperse dell'IEEE ha sostenuto che le decisioni più importanti non vengono prese nelle assemblee ONU, ma sono incorporate nell'architettura nascosta, negli standard tecnici e nelle scelte di procurement. Per risolvere questo problema, ha proposto di creare un middleware che traduca i principi dei diritti umani in requisiti tecnici verificabili. Jeremy Ng della Banca Mondiale ha insistito sulla necessità di valutazioni d'impatto dell'AI che non siano solo teatro della governance, ma strumenti pratici con denti veri.
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Robot che corrono veloci mentre si cerca un consenso
Mentre i dibattiti proseguivano, sul pavimento della fiera alcuni robot umanoidi correvano tra gli stand, attirando sguardi e curiosità. La tecnologia sembrava già correre molto più veloce della capacità di trovare un consenso su cosa significhi 'buono'. L'ONU ha annunciato la formazione di una commissione di 44 membri, co-presieduta dal presidente ruandese Paul Kagame e dal CEO di Salesforce Marc Benioff, per guidare l'AI for Good. Ma, come ha notato Bogdan-Martin, nessun singolo stakeholder può plasmare da solo il futuro dell'AI. Servono costruttori, servono tutti noi, ma il tempo stringe. Per approfondire, si può consultare la pagina Wikipedia dell'ITU.
Fonte: https://www.wired.com/story/robot-dogs-teslas-and-rescue-helicopters-the-un-ai-summit-was-alot