Un uomo con la SLA sta usando un impianto cerebrale da quasi tre anni per parlare, navigare in rete e lavorare come attivista climatico in modo quasi indipendente. Si chiama Casey Harrell ed è considerato dai ricercatori dell'Università della California, Davis il primo 'power user' di un'interfaccia cervello-computer (BCI). La sua storia è solo uno dei tanti segnali che indicano come le sperimentazioni sulle BCI stiano vivendo un vero e proprio decollo.
Harrell ha ricevuto l'impianto nel luglio 2023. Da allora, un team guidato da David Brandman ha lavorato per affinare la tecnologia, migliorando la precisione della decodifica e introducendo funzionalità come una modalità privacy e un filtro per evitare parolacce involontarie quando parla con la figlia. Per Harrell, il dispositivo è 'semplicemente rivoluzionario': gli ha permesso di mantenere un reddito, riallacciare i rapporti con amici e familiari e leggere storie alla bambina.
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La BCI di Harrell è composta da elettrodi impiantati nel cervello che catturano l'attività elettrica associata al linguaggio. Questi elettrodi sono collegati a due porte sulla parte superiore del cranio, che possono essere collegate a un computer. Il software addestrato decodifica i segnali cerebrali in fonemi e prevede ciò che Harrell vuole dire, con la possibilità di correggere con un eye tracker prima che il discorso venga riprodotto ad alta voce tramite una voce clone basata su registrazioni precedenti.
Negli ultimi due anni, il numero di volontari che si sono fatti impiantare BCI è più che raddoppiato. Mariska Vansteensel, ricercatrice presso l'University Medical Center Utrecht, stima che oggi siano circa 150 le persone con elettrodi cerebrali. Neuralink, la società di Elon Musk, ha annunciato a gennaio di aver impiantato il suo dispositivo in 21 persone. Synchron sta testando i suoi impianti in Nord America e Australia, mentre Precision Neuroscience, cofondata da un ex creatore di Neuralink, sta sperimentando una BCI posizionata sulla superficie del cervello. In Cina, Neuracle ha recentemente ottenuto l'approvazione per l'uso al di fuori dei trial clinici.
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Le BCI non sono tutte uguali. Esistono dispositivi completamente impiantati e wireless, altri meno invasivi con elettrodi sulla superficie del cervello o semplici cuffie. Il compromesso è tra qualità del segnale e rischi chirurgici. La maggior parte delle BCI oggi è impiantata in persone con lesioni del midollo spinale, ma le applicazioni si stanno estendendo a patologie come la SLA. Tuttavia, permangono domande cruciali: quanto durano i dispositivi? Perché in alcuni casi con SLA hanno smesso di funzionare? La ricerca è l'unica via per trovare risposte.
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Le potenzialità sono enormi. Oltre alla comunicazione, le BCI possono controllare dispositivi per la mobilità. Il team di BrainGate, di cui fa parte l'UC Davis, ha lavorato per oltre due decenni, passando dalla comunicazione 'point-and-click' alla decodifica del parlato. Il caso di Harrell dimostra come la tecnologia possa ridare autonomia e dignità. Con l'aumento dei trial e l'ingresso di nuovi attori, il futuro delle interfacce cervello-computer è più vicino che mai.
Per approfondire, leggi anche l'articolo su Epic Games che integra l'IA generativa in Unreal Engine 6, un altro esempio di come la tecnologia stia trasformando il nostro mondo. E per un'analisi delle innovazioni nel settore, consulta la pagina Wikipedia sull'interfaccia cervello-computer.
Fonte: https://www.technologyreview.com/2026/06/19/1139270/brain-computer-interface-trials-are-taking-off