Chi non ha mai cercato il proprio nome su Google per scoprire cosa dice il mondo di sé? Per anni la vanity search è stata un passatempo diffuso, ma oggi qualcosa sta cambiando. Con l'avvento dei chatbot e dei modelli linguistici di grandi dimensioni, sempre più informazioni su di noi vengono memorizzate non nei tradizionali indici web ma nei pesi numerici delle reti neurali. Da questa intuizione nasce In the Weights, un nuovo strumento AI che promette di misurare quanto un modello artificiale "ricorda" una persona senza ricorrere alla ricerca su internet.
Come funziona In the Weights
Creato da Thomas Dimson e Joey Flynn, due ex designer di OpenAI arrivati tramite l'acquisizione di Global Illumination, il sito interroga diversi modelli linguistici tra cui Grok, Gemini, varie versioni di GPT, Claude, Llama e altri meno noti. La domanda è semplice: "Chi è [nome]? Fornisci fino a 10 risultati, ciascuno con una breve descrizione e un livello di confidenza". Le risposte vengono poi raggruppate in cluster simili e a ogni nome viene assegnato uno strength score da 0 a 1000.
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Ad esempio, un blogger tecnologico ha ricevuto un punteggio di 641, piazzandosi nel top 6% dei nomi. Ma sulla classifica dominano personaggi famosi: l'attore Macaulay Culkin guida con 988 punti, seguito dal tenore Luciano Pavarotti. I risultati cambiano in tempo reale e mostrano anche quali modelli hanno risposto e dove si sono verificate allucinazioni. In un caso, GPT-5.4 Mini ha definito Anthony Ha come una "forma di nome ambigua che potrebbe riferirsi a più persone con le iniziali A.H.A.".
Perché è stato creato
Dimson ha spiegato che lui e Flynn volevano "rimettere in moto la creatività" dopo aver lasciato OpenAI. L'idea nasce dalla constatazione che le vanity search su Google non sono più l'obiettivo giusto nel 2026, perché sempre più traffico si sposta verso i modelli linguistici. Inoltre, "tante vite sono in qualche modo codificate in un mucchio di numeri a virgola mobile dentro il cervello dell'IA". Il nome del progetto è stato suggellato da un post satirico che scherzava sui pesi dell'IA e sul racconto classico di Terry Bisson "They're Made Out of Meat".
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La ricezione è stata sorprendente. "Pensavamo sarebbe stata una curiosità leggera, ma ha toccato un nervo scoperto: la voglia di sapere se vivrai per sempre nella superintelligenza. E il fattore confronto non guasta", ha aggiunto Dimson. Il sito ha un design retrò in stile Nintendo che ne aumenta il fascino.
Implicazioni e critiche
Alcuni critici, come Anthony Moser, hanno ridimensionato l'entusiasmo definendolo "letteralmente come chiedere a 13 chatbot di parlare di te". Tuttavia, non si può negare che lo strumento offra uno spaccato interessante su come i modelli AI ci percepiscono. Dimson prevede di approfondire perché modelli diversi della stessa serie diano risultati differenti, quali siano i bias verso certi tipi di persone e chi "dovrebbe avere una voce su Wikipedia ma non ce l'ha".
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In un panorama in cui l'IA diventa sempre più pervasiva, strumenti come In the Weights ci invitano a riflettere sulla nostra impronta digitale. Non è forse un nuovo modo di cercare la celebrità? Se vi incuriosisce, provate anche voi a scoprire il vostro punteggio. Magari scoprirete di essere più famosi di quanto pensiate, almeno nell'universo parallelo delle reti neurali.
Per approfondire il tema dei cloni digitali basati sull'IA, leggete l'articolo su Karamo Brown che ha lanciato Kē, un'app benessere con un clone digitale di sé stesso. Per una panoramica tecnica sui modelli linguistici, consultate la voce su Wikipedia.
Fonte: https://techcrunch.com/2026/06/20/in-the-weights-is-your-new-ai-centric-vanity-search