La lotta di Netflix contro la condivisione delle password si fa più serrata. Dopo anni di tentativi, la piattaforma di streaming ha introdotto un nuovo ostacolo: ogni profilo deve essere associato a un indirizzo email univoco. Questa mossa, apparentemente volta a migliorare l'esperienza utente, ha l'obiettivo dichiarato di limitare l'accesso a chi non vive sotto lo stesso tetto. Nel frattempo, Amazon affronta una causa legale in Australia per aver inserito pubblicità in Prime Video senza ridurre il costo dell'abbonamento, una pratica che l'autorità antitrust locale considera scorretta.
Il nuovo requisito email di Netflix mira a bloccare la condivisione delle password
Netflix ha iniziato a contrastare la condivisione delle password già nel 2022, quando richiese che tutti gli utenti dello stesso account fossero basati sullo stesso indirizzo. Chi viveva altrove poteva essere aggiunto a pagamento. Con il tempo, la società ha affinato i controlli usando indirizzi IP, ID dei dispositivi e attività dell'account per individuare abusi. Ora, come riportato da CNET, Netflix obbliga ogni profilo ad avere un indirizzo email unico. Alcuni utenti hanno ricevuto notifiche a schermo che presentano la richiesta come un'opportunità per accedere a nuove funzionalità, come un login più semplice e suggerimenti personalizzati. Ma su Reddit è emerso chiaramente che lo scopo è limitare la condivisione tra nuclei familiari diversi. La società ha confermato l'introduzione graduale della novità due settimane fa.
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I trucchi degli utenti per aggirare il blocco: dalle varianti Gmail alla disconnessione Wi-Fi
Come spesso accade, gli utenti hanno già trovato escamotage. Sui forum, alcuni suggeriscono di usare variazioni dell'indirizzo Gmail, ad esempio aggiungendo un segno + seguito da un suffisso, poiché Gmail ignora il testo dopo il +. Altri hanno riportato un metodo ancora più semplice: disattivare il Wi-Fi all'apertura dell'app e riattivarlo in seguito. Questo stratagemma sembra ingannare i controlli di Netflix, almeno per ora. La battaglia tra la piattaforma e i suoi utenti è ben lontana dall'essere conclusa.
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Amazon sotto accusa in Australia per le pubblicità su Prime Video senza compenso
In parallelo, un'altra big dello streaming, Amazon, si trova a fronteggiare un'azione legale in Australia. L'Australian Competition and Consumer Commission (ACCC) sostiene che Amazon abbia nascosto clausole ingiuste nei contratti di abbonamento Prime, utilizzandole poi per introdurre silenziosamente la pubblicità su Prime Video. Gli abbonati che avevano pagato per un servizio senza spot si sono ritrovati costretti a subire inserzioni, senza possibilità di ottenere un rimborso. L'ACCC afferma che tra novembre 2023 e agosto 2025 Amazon Australia ha imposto modifiche negative a oltre un milione di abbonati annuali, senza offrire alcun compenso. Anche pagando un sovrapprezzo per rimuovere gli annunci, alcuni programmi continuano a mostrarli a causa di diversi accordi sui diritti.
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Queste vicende evidenziano un trend crescente: le piattaforme di streaming cercano di massimizzare i ricavi dopo la corsa agli abbonamenti della pandemia. Netflix, con la stretta sulle password, punta a convertire gli utenti free in abbonati paganti. Amazon, d'altro canto, tenta di monetizzare ulteriormente il pubblico pubblicitario, ma rischia sanzioni severe. In un contesto più ampio, la protezione dei dati degli utenti e la trasparenza nei contratti diventano temi centrali, come dimostra anche la proposta di legge per vietare la vendita dei dati sanitari raccolti dai chatbot AI. Inoltre, la sicurezza informatica rimane una priorità: secondo il rapporto CrowdStrike 2026, gli attacchi di prompt injection sono raddoppiati, colpendo 90 organizzazioni nel 2025. Questi episodi sottolineano come la tecnologia richieda costanti aggiornamenti normativi e comportamentali.