Cinquantacinque anni fa, il leggendario Gene Wilder ci invitò a entrare in un mondo di pura immaginazione. Oggi, una ricreazione vocale artificiale del suo inconfondibile timbro ci invita a scoprire le sue nuove meraviglie al di là dell'immaginazione. Ma c'è ben poco di immaginativo nell'uso di una voce clonata con intelligenza artificiale per vendere un reality show a tema Willy Wonka su Netflix. E, francamente, questa operazione lascia un amaro in faccia.
Il nuovo programma, che debutterà a settembre su Netflix, riutilizza scenografie, temi e persino un attore vivente che aveva interpretato un Oompa Loompa nel film originale del 1971. L'obiettivo è creare un reality che cerchi di eguagliare, se non avvicinare, il fascino e il pericolo del classico cinematografico. Ma la scelta di ricorrere all'AI per restituire voce a un attore scomparso nel 2016 ha sollevato un acceso dibattito.
La voce artificiale priva di anima e pathos
Nel trailer del reality, la voce generata da ElevenLabs è riconoscibile come quella di Wilder, ma è priva di qualsiasi emozione umana. Nel film originale, la voce di Wilder oscillava tra calore paterno e minaccia inquietante, guidando lo spettatore attraverso una storia che mescola povertà, avidità e riscatto. La sua performance era così complessa da rendere il personaggio di Wonka unico: un mago gentile che poteva trasformarsi in un giudice severo in un batter d'occhio. L'AI, al contrario, offre una recitazione piatta, senza pathos.
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Il problema etico dell'uso postumo dell'AI
La vicenda solleva una domanda fondamentale: solo perché l'AI può fare qualcosa, dovrebbe farlo? Se da un lato la tecnologia permette di ricreare voci e volti di artisti scomparsi con il permesso delle famiglie, dall'altro si rischia di trasformare il loro lascito in un mero strumento di marketing. Già in passato si era discusso dell'uso dell'AI per Val Kilmer, ma la ricreazione integrale di un attore deceduto sembra un passo ulteriore. Come ha scritto un critico, è un po' come l'opera del Barone Frankenstein: una creazione mostruosa che forse non dovrebbe esistere.
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Per approfondire il dibattito sull'uso etico dell'AI, si può consultare la pagina Wikipedia sull'etica dell'IA. Netflix ha già suscitato polemiche simili in passato, come nel caso delle voci AI per documentari, ma questo reality segna un punto di non ritorno.
La domanda resta: vogliamo davvero che l'intelligenza artificiale ci restituisca i nostri idoli, svuotati della loro anima, solo per vendere abbonamenti? Forse è meglio lasciare che i morti riposino in pace.