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Studio USC: gli integratori di olio di pesce non migliorano la cognizione negli anziani a rischio Alzheimer
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Studio USC: gli integratori di olio di pesce non migliorano la cognizione negli anziani a rischio Alzheimer

[2026-07-05] Author: Ing. Pietro Maiorana
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Un ampio studio clinico condotto dalla USC School of Medicine ha messo in dubbio l'efficacia degli integratori di olio di pesce nel prevenire il declino cognitivo. I risultati, pubblicati su una rivista scientifica, mostrano che l'assunzione giornaliera di 2000 mg di DHA per due anni non ha portato a miglioramenti nella memoria o nella funzione cognitiva in adulti over 55 a rischio di Alzheimer.

Lo studio randomizzato e controllato con placebo ha coinvolto 365 partecipanti

La ricerca, guidata dal dottor Hussein Naji Yassine, direttore del Personalized Brain Health Center presso la USC, ha arruolato uomini e donne tra i 55 e gli 80 anni che consumavano pochissimo pesce. Quasi la metà dei partecipanti (47 per cento) era portatrice del genotipo APOE ε4, il più forte fattore di rischio genetico per l'Alzheimer a esordio tardivo. I soggetti sono stati divisi in due gruppi: uno ha ricevuto un supplemento giornaliero di 2000 mg di DHA, l'altro un placebo a base di olio di mais e soia, indistinguibile dal trattamento. Né i partecipanti né i ricercatori sapevano a quale gruppo appartenessero.

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Il DHA ha raggiunto il cervello ma senza effetti cognitivi misurabili

I ricercatori hanno prima verificato se il DHA arrivasse effettivamente al cervello. Misurando i livelli nel liquido cerebrospinale, hanno osservato un aumento del 17 per cento dopo sei mesi nel gruppo DHA, senza differenze tra portatori e non di APOE ε4. Tuttavia, dopo 24 mesi, i test cognitivi e le risonanze magnetiche dell'ippocampo non hanno mostrato differenze significative tra i due gruppi. Il DHA, sebbene presente nel cervello, non ha rallentato l'atrofia cerebrale né migliorato le prestazioni cognitive.

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Possibili spiegazioni per l'inefficacia: enzimi, infiammazione e pandemia

Gli autori ipotizzano che un enzima chiamato fosfolipasi A2 calcio-dipendente (cPLA2) possa degradare il DHA prima che venga incorporato nelle membrane sinaptiche. Inoltre, molti partecipanti presentavano fattori di rischio cardiovascolare come obesità e ipertensione, che generano infiammazione cronica e potrebbero aver attenuato gli effetti dell'integrazione. Anche la pandemia di Covid-19 ha influito: il 38 per cento dei partecipanti ha abbandonato lo studio. Infine, l'età media relativamente bassa (66 anni) e il lieve declino cognitivo osservato durante lo studio potrebbero aver mascherato eventuali benefici.

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I ricercatori sottolineano che, piuttosto che affidarsi a integratori, le misure più efficaci per ridurre il rischio di Alzheimer rimangono uno stile di vita sano: attività fisica regolare, sonno di qualità e dieta equilibrata. Mentre il divieto generazionale del fumo nel Regno Unito rappresenta un approccio politico alla prevenzione, questo studio dimostra che non esiste una pillola miracolosa per la salute del cervello. Per approfondire, si può consultare la pagina Wikipedia sull'olio di pesce.

Fonte: https://www.wired.com/story/what-are-fish-oil-supplements-good-for-heres-your-crash-course

Ing. Pietro Maiorana

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Ing. Pietro Maiorana

Ingegnere informatico e co-fondatore di Meteora Web, CMO dell'agenzia. Esperto di marketing digitale, social media, advertising, copywriting e SEO.
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