Ti sarà capitato di pensare che il mondo sia impazzito. Che una volta la gente ragionasse e adesso no. Che le posizioni si siano incattivite tutte insieme, di colpo, negli ultimi anni.
È una percezione diffusissima ed è quasi interamente un artefatto tecnico. Non del mondo, di quello che ti viene mostrato del mondo.
Non vedi ciò che non vedi
Il feed non ti mostra quello che è stato pubblicato. Ti mostra una selezione, ordinata in base a cosa, secondo le tue reazioni passate, ti tratterrà più a lungo.
Fin qui lo sanno tutti. La parte che sfugge è un'altra, ed è quella che rende il fenomeno difficile da correggere.
La selezione è invisibile. Non ricevi nessun segnale di ciò che è stato scartato. Non c'è un contatore che dice quante posizioni diverse dalla tua sono state escluse stamattina. Vedi semplicemente un flusso che scorre, coerente, credibile, e ti sembra il mondo.
È esattamente questa assenza di segnale a farti concludere che il mondo la pensa come te. Non lo deduci con arroganza. Lo deduci dai dati che hai, e i dati che hai sono stati filtrati prima di arrivarti.
Da qui la frase che si sente ovunque dopo ogni elezione, ogni referendum, ogni sondaggio. Ma come, non conoscevo nessuno che la pensasse così. È vero. Non ne conoscevi nessuno, perché non te ne è stato mostrato nessuno.
Il pezzo che quasi nessuno racconta
Ora la parte più importante, e la meno intuitiva.
Il tuo feed non ti mostra soltanto persone d'accordo con te. Ti mostra anche persone in disaccordo, ma non a caso. Ti mostra la versione peggiore del fronte opposto.
La ragione è puramente meccanica. Una persona ragionevole che dissente in modo argomentato non produce reazione. La leggi, magari annuisci a metà, e scorri. Non genera nulla di misurabile.
Una persona che dice la stessa cosa nel modo più aggressivo e stupido possibile ti fa fermare, indignare, commentare, condividere per farla vedere agli altri.
Quale delle due ha più probabilità di comparirti davanti? Sempre la seconda. Non perché rappresenti quel gruppo, ma perché funziona meglio come contenuto.
Il risultato è devastante e passa inosservato. Ti fai un'idea dell'altra parte basandoti su un campione selezionato per essere il peggiore disponibile. E l'altra parte, nello stesso momento, si sta facendo un'idea di te esattamente allo stesso modo.
Due gruppi di persone in gran parte ragionevoli finiscono convinti che di fronte abbiano dei fanatici, perché ciascuno ha visto solo i fanatici dell'altro. Non serve nessun complotto. Basta un sistema che ordina i contenuti in base alla reazione che provocano.
Perché non basta saperlo
Qui casca chi legge questi articoli e pensa di esserne fuori.
La bolla non si percepisce dall'interno, per definizione. Se la percepissi non sarebbe una bolla, sarebbe un elenco di cose che sai di non sapere. La sensazione che si prova dentro una bolla non è la sensazione di essere isolati. È la sensazione di avere semplicemente ragione, ed è indistinguibile dall'avere ragione davvero.
Per questo la frase più pericolosa di tutte è quella che verrebbe naturale dire adesso, cioè che gli altri sono nella bolla. Chiunque la pronunci sta descrivendo la propria.
Cosa si può fare, concretamente
Non esistono soluzioni eleganti. Ne esiste una scomoda e una pratica.
Quella scomoda. Cerca la versione migliore della posizione che rifiuti, non quella che ti è comparsa davanti. Se non riesci a formulare l'argomento avversario in un modo che un avversario riconoscerebbe come corretto, non lo stai rifiutando. Stai rifiutando la caricatura che ti è stata servita.
Quella pratica, e vale più della prima. Quando ti indigni per uno screenshot di qualcuno che ha detto una follia, fermati un secondo e chiediti perché proprio quello. Non ti è arrivato perché è rappresentativo. Ti è arrivato perché è il più indignante che il sistema è riuscito a trovare per te oggi.
Il mondo non è impazzito. Ti stanno mostrando, ogni giorno, i suoi tre per cento peggiori, e li stai scambiando per la media.
Segnale & Rumore è una rubrica su come funziona davvero la comunicazione digitale, tra algoritmi, piattaforme e reputazione online. La scrive Calogero Bono, che con queste macchine ci lavora tutti i giorni.