Hai installato Google Analytics 4, guardi il report Realtime e vedi una lista di eventi: page_view, session_start, user_engagement. Ma cosa sono esattamente? E se devi tracciare un click su un pulsante “Aggiungi al carrello” o la compilazione di un form, come fai? Devi creare un evento da zero o esiste già un nome standard?
La risposta è più semplice di quanto sembri, ma sbagliare approccio ti costa dati sporchi e report inutilizzabili. Noi, di Meteora Web, abbiamo configurato GA4 per decine di clienti — dal piccolo e-commerce all'azienda di servizi B2B — e abbiamo visto gli stessi errori ripetersi. Questa guida ti spiega la gerarchia degli eventi GA4 (automatici, raccomandati, custom) e come implementarli nel modo corretto, con codice pronto all'uso e una checklist operativa finale.
La gerarchia degli eventi in GA4
GA4 organizza gli eventi in tre livelli. Capire le differenze è il primo passo per non fare pasticci.
Eventi automatici
Google li raccoglie senza nessuna configurazione. Basta inserire lo snippet di GA4 nel sito. Ecco i principali:
page_view— ogni volta che viene caricata una pagina.session_start— quando inizia una nuova sessione.first_visit— prima visita assoluta di un utente.user_engagement— quando la pagina è in primo piano per almeno 10 secondi (o con altri segnali di interazione).scroll— quando l'utente raggiunge il 90% della profondità di scorrimento.click— click su link esterni (solo con Enhanced Measurement attivo).
Non puoi modificare questi eventi, ma puoi usarli come base per creare audience o conversioni. Ad esempio: “Utenti che hanno fatto scroll in una pagina specifica” è un pubblico già pronto.
Eventi raccomandati
Google fornisce una lista di nomi e parametri predefiniti per le categorie più comuni (e-commerce, giochi, lead generation, ecc.). Usarli ha due vantaggi enormi:
- I report predefiniti di GA4 (es. “Acquisti e-commerce”) funzionano automaticamente.
- Le metriche sono standardizzate: confronti i tuoi dati con benchmark di settore senza impazzire.
Esempi per un e-commerce:
view_item— visualizzazione di un prodotto.add_to_cart— aggiunta al carrello.purchase— acquisto completato.
Ogni evento raccomandato ha parametri obbligatori e opzionali. Per purchase, ad esempio, devi passare value (totale), currency, items (array di oggetti prodotto). Sbagliare un parametro significa report vuoti o numeri sballati.
Eventi custom
Quando la tua azione non ha un nome raccomandato — ad esempio “download di un whitepaper”, “click su un numero di telefono”, “invio form lead magnet” — devi creare un evento custom. Attenzione: non puoi usare nomi già occupati da eventi automatici o raccomandati. Il nome deve essere descrittivo e scritto in snake_case (es. download_whitepaper).
Puoi aggiungere parametri custom arbitrari (fino a 100 parametri unici per evento). Non esiste un limite al numero di eventi custom, ma tieni presente che troppi eventi non pianificati generano rumore nei report.
Come tracciare eventi: due strade possibili
Puoi implementare gli eventi via gtag.js direttamente nel codice o via Google Tag Manager. Noi di Meteora Web consigliamo quasi sempre GTM perché permette di modificare il tracciamento senza toccare il codice del sito. Ma se non hai GTM, gtag funziona benissimo.
Tracciare un evento raccomandato con gtag
// Esempio: evento add_to_cart per e-commerce
gtag('event', 'add_to_cart', {
currency: 'EUR',
value: 29.99,
items: [
{
item_id: 'SKU123',
item_name: 'T-shirt Meteora',
price: 29.99,
quantity: 1
}
]
});
Nota: currency e items sono obbligatori per tutti gli eventi e-commerce. Se salti items, il report “Acquisti” di GA4 resta vuoto.
Tracciare un evento custom con gtag
// Evento custom: click su numero di telefono
gtag('event', 'click_phone', {
phone: '+39 0925 123456',
page_location: window.location.href
});
Qui phone è un parametro custom. GA4 lo registrerà nel report “Eventi” e potrai usarlo per creare dimensioni personalizzate.
Tracciare con Google Tag Manager
Con GTM il processo è: crei un tag “Google Analytics: GA4 Event” e lo colleghi a un trigger (click, form submission, scroll, ecc.).
Vantaggio: non devi scrivere codice JavaScript nel sito. Lo sviluppo frontend resta pulito. Lo svantaggio: devi conoscere bene GTM e testare in anteprima con la modalità Debug di GA4.
Errori comuni che abbiamo visto (e come evitarli)
- Usare nomi custom al posto di nomi raccomandati. Un cliente aveva creato
acquisto_effettuatoinvece dipurchase. Risultato: report e-commerce vuoti. Abbiamo rinominato e tutto ha funzionato. - Dimenticare i parametri obbligatori. In un
view_itemmancavaitems. GA4 registrava l'evento ma nei report era invisibile. - Troppi eventi custom senza documentazione. Dopo 3 mesi non si ricordava più cosa significasse
form_submit_lead_v2. Consiglio: crea una tabella di naming convention prima di iniziare. - Non testare in modalità Debug. Usa
gtag('config', 'G-XXXXXXXX', { 'debug_mode': true });o il debugger di GTM. Vedi in tempo reale gli eventi inviati.
In sintesi — cosa fare adesso
- Mappa tutte le interazioni utili del tuo sito. Prendi un foglio e scrivi: acquisto, invio form, click telefono, download PDF, ecc. Per ogni interazione decidi se è raccomandata (usa il reference ufficiale) o custom.
- Implementa con GTM o gtag. Scegli la strada più adatta al tuo team. Se hai uno sviluppatore, gtag va bene. Se vuoi flessibilità, GTM è meglio.
- Attiva la modalità Debug e verifica che ogni evento venga inviato con i parametri corretti.
- Configura le conversioni. In GA4, segna gli eventi chiave (acquisto, lead, iscrizione) come conversioni. Altrimenti non li vedrai nei report standard.
- Documenta tutto. Nomi eventi, parametri, trigger. Ti ringrazierai tra 6 mesi.
Noi di Meteora Web lo facciamo ogni giorno per i nostri clienti. Se vuoi un check sul tuo tracciamento, scrivici. Ma questa guida è qui per darti gli strumenti per farlo da solo — se sei un professionista che vuole padroneggiare GA4.
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