Brent Kovar condannato per frode da 24 milioni di dollari con finto supercomputer AI per mining
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Brent Kovar condannato per frode da 24 milioni di dollari con finto supercomputer AI per mining

[2026-08-26] Author: Ing. Pietro Maiorana
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Una giuria federale nello stato del Nevada ha emesso un verdetto di colpevolezza per l'uomo d'affari di Las Vegas Brent Kovar, riconosciuto responsabile di 11 capi di imputazione per frode telematica, due per frode postale e due per riciclaggio di denaro. Secondo quanto riportato dall'ufficio del procuratore statunitense, Kovar ha orchestrato uno schema Ponzi che ha sottratto oltre 24 milioni di dollari a circa 400 investitori, promettendo rendimenti garantiti fino al 30% annuo attraverso un'operazione di mining di criptovalute basata su un supercomputer dotato di intelligenza artificiale.

Il meccanismo della truffa Profit Connect

La società di Kovar, Profit Connect, operava dal 2017 al 2021, un periodo che coincide con la prima grande impennata del Bitcoin, che a dicembre di quell'anno raggiunse un picco superiore a 19.000 dollari. L'impiego di parole d'ordine come "AI" e "supercomputer" faceva sembrare agli investitori di partecipare a una tecnologia rivoluzionaria in grado di cambiare la finanza. In realtà, i cosiddetti profitti pagati ai primi investitori provenivano esclusivamente dai fondi versati dai nuovi arrivati, mentre la società non produceva alcun reddito reale. Kovar dichiarava di possedere riserve di criptovaluta per centinaia di milioni di dollari, ma in realtà i conti erano a zero e non c'era alcuna possibilità di onorare la promessa di rimborso integrale.

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L'uso improprio dei fondi degli investitori

Le indagini hanno rivelato che il denaro raccolto veniva utilizzato per coprire le spese operative di Profit Connect, per acquistare regali ai dipendenti, per comprare una casa per sé e per rimborsare gli investitori precedenti, simulando che i pagamenti derivassero dall'attività di mining. La sentenza del Dipartimento di Giustizia ha chiarito che non vi era alcuna attività sottostante e che l'intero schema era basato sull'inganno. La condanna definitiva è prevista per il 30 novembre, e Kovar rischia fino a 280 anni di prigione.

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Precedenti storici di frodi crypto

Questo caso non è isolato nel panorama delle truffe legate alle criptovalute. Nel 2017, la piattaforma BitConnect aveva promesso rendimenti garantiti simili, ma i fondi depositati venivano dirottati su portafogli digitali privati, causando perdite per circa 2 miliardi di dollari agli investitori al dettaglio. Ancora prima, una truffatrice cinese aveva sottratto 6 miliardi di dollari tra il 2014 e il 2017, convertendo il bottino in 61.000 Bitcoin. Sebbene sia stata arrestata, i fondi sequestrati restano in una situazione di stallo e le vittime non hanno ancora ricevuto alcun rimborso.

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La vicenda di Kovar evidenzia come l'abilità di sfruttare termini tecnologici alla moda, come "intelligenza artificiale" e "supercomputer", possa indurre in errore anche investitori esperti, che si affidano a promesse di rendimenti elevati senza verificarne la sostenibilità. Gli esperti raccomandano prudenza e una due diligence approfondita prima di investire in progetti legati alle criptovalute, soprattutto quando le garanzie appaiono troppo belle per essere vere. Per chi segue il settore, è interessante notare come anche i recenti sviluppi nel campo della sicurezza informatica, come quelli descritti in questo articolo sulla patch di sicurezza di Samsung Galaxy S25, mostrino l'importanza di proteggere i propri dati e i propri investimenti in un'era sempre più digitale.

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La vicenda giudiziaria di Kovar è destinata a diventare un caso di studio per le autorità di regolamentazione, che cercano di arginare il fenomeno delle frodi finanziarie legate alle nuove tecnologie. La condanna, se confermata in appello, rappresenterebbe una delle pene più severe mai inflitte per un reato finanziario nel settore delle criptovalute. Per approfondimenti su come le aziende tecnologiche stiano affrontando le sfide della sicurezza, si può consultare la versione inglese dell'articolo sulla patch di sicurezza.

Fonte: https://www.tomshardware.com/tech-industry/cryptocurrency/crypto-bro-faces-280-years-in-prison-for-defrauding-investors-with-promises-of-an-ai-supercomputer-for-mining-jury-convicts-businessman-of-running-usd24-million-ponzi-scheme-claimed-up-to-30-percent-apr-and-a-100-percent-money-back-guarantee

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Ing. Pietro Maiorana

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Ing. Pietro Maiorana

Ingegnere informatico e co-fondatore di Meteora Web, CMO dell'agenzia. Esperto di marketing digitale, social media, advertising, copywriting e SEO.
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