Casey Harrell, 48 anni, affetto da sclerosi laterale amiotrofica (SLA) e paralizzato, ha utilizzato per oltre 3800 ore un impianto cerebrale che gli consente di parlare, navigare in Internet e lavorare. È il primo paziente ad aver raggiunto un uso così intensivo di una interfaccia cervello-computer (BCI) per la parola, come riportato oggi sulla rivista Nature Medicine.
Nel 2023, Harrell si è sottoposto a un intervento di cinque ore durante il quale i chirurghi hanno impiantato quattro array di 64 elettrodi ciascuno nel suo cervello. Gli elettrodi registrano l'attività della corteccia motoria del linguaggio, responsabile dei movimenti necessari per parlare. Un algoritmo decodifica l'attività neurale in fonemi - i 39 suoni che compongono l'inglese americano - e poi in parole. Il primo giorno di utilizzo, nell'agosto 2023, il decoder ha raggiunto una precisione del 99,6% con un vocabolario di 50 parole. Oggi il vocabolario è stato espanso a 125.000 parole con una precisione del 97,5%.
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Un utilizzo indipendente e prolungato
Inizialmente, i ricercatori dovevano visitare Harrell per collegarlo e scollegarlo dal dispositivo. Ora, grazie all'automazione, il suo caregiver può farlo. Harrell può così usare il sistema in modo indipendente per ore. Il team ha anche migliorato il software, portando la precisione al 99%. Harrell può controllare un cursore sul computer per inviare messaggi, navigare e svolgere il suo lavoro di attivista ambientale. Inoltre, ha richiesto e ottenuto funzionalità come la 'modalità privacy', che cancella automaticamente il testo decodificato, e un 'filtro parolacce' per parlare con la figlia di sette anni.
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La questione della privacy dei dati è cruciale anche in altri settori, come dimostrato dall'analisi sui robot aspirapolvere iRobot. Ma per Harrell, l'impianto ha trasformato la vita. 'Vivere con una malattia come la SLA significa che dovresti avere sogni ridotti. Io non è così', ha dichiarato. 'Ogni singolo miglioramento è un dono di Dio. Averli tutti è rivoluzionario'.
Sfide e prospettive future
Non tutti i pazienti con SLA potrebbero trarre lo stesso beneficio. Mariska Vansteesel, ricercatrice BCI all'Utrecht Medical Center, sottolinea che non vi è garanzia che il dispositivo funzioni allo stesso modo per altri, e che alcuni pazienti potrebbero non voler sottoporsi a chirurgia invasiva. Jane Huggins, dell'Università del Michigan, aggiunge che esiste una 'avversione costante ai ricoveri' tra chi ha malattie progressive.
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Nonostante le sfide, il team di ricerca dell'Università della California, Davis, sta già lavorando a un sistema 'cervello-voce' che restituisca a Harrell la sua voce completa, con intonazione e inflessioni naturali. 'Non sono mai soddisfatti', scherza Harrell. 'Mai e poi mai avrei pensato di ottenere così tanto'.
Per approfondire la patologia, visita la pagina Wikipedia sulla SLA.
Fonte: https://www.technologyreview.com/2026/06/15/1138953/man-als-first-power-user-brain-implant-speak-bci