Il chief business officer di Micron, Sumit Sadana, ha suggerito che le aggressive negoziazioni di Apple sui prezzi dei componenti abbiano contribuito a creare le condizioni per l'attuale carenza globale di memoria. In un'intervista al Wall Street Journal, Sadana ha dichiarato che durante il precedente periodo di contrazione del settore, Micron non è stata in grado di finanziare l'espansione della capacità produttiva a causa di margini negativi, in parte dovuti alle pressioni di alcuni acquirenti per ottenere prezzi sempre più bassi. “Abbiamo detto a un paio di clienti che stavano spingendo in modo molto aggressivo sui prezzi che questo non era costruttivo”, ha affermato Sadana. “Molti investimenti nel settore sono stati bloccati nel 2023 a causa di prezzi e margini estremamente bassi”.
Apple al centro della tempesta dei prezzi della memoria
Micron è uno dei principali fornitori di chip DRAM e NAND Flash per Apple, componenti essenziali per iPhone, Mac e iPad. La casa di Cupertino è nota per ottenere condizioni favorevoli dai suoi fornitori attraverso contratti di acquisto a lungo termine. Le dichiarazioni di Sadana arrivano poche ore dopo che Apple ha annunciato un aumento generalizzato dei prezzi su quasi tutta la sua gamma hardware: Mac, iPad, Apple TV, HomePod e Vision Pro sono tutti rincarati, mentre iPhone, Apple Watch e AirPods sono stati esclusi. Lo stesso giorno, il titolo Apple ha chiuso in calo del 6%, la peggiore performance in un anno, con una perdita di circa 265 miliardi di dollari di valore di mercato.
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Tim Cook aveva previsto l'aumento dei prezzi
Il CEO di Apple, Tim Cook, aveva anticipato questa situazione oltre una settimana prima, sempre in un'intervista al Wall Street Journal, avvertendo che gli aumenti di prezzo sarebbero diventati inevitabili a causa della pressione sui costi di memoria e storage. Cook ha dichiarato che Apple aveva cercato di proteggere i clienti, ma aveva raggiunto un punto di rottura, descrivendo la scarsità come una “alluvione centenaria” senza precedenti in oltre quarant'anni di carriera. Ha puntato il dito contro l'impennata della domanda di memoria ad alta larghezza di banda per i server AI, sostenendo che i prodotti consumer competono per una fornitura sempre più limitata. Secondo Cook, i prezzi devono tornare a livelli sostenibili prima che Apple possa ridurre i propri listini. Anche altri produttori, come Xiaomi, stanno affrontando rincari dei componenti, segno che la crisi è diffusa. Per approfondire il contesto della carenza globale di semiconduttori, si può consultare la pagina Wikipedia dedicata.
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Un effetto domino sul mercato tecnologico
La crisi della memoria non colpisce solo Apple: l'intero ecosistema tecnologico ne risente, dai PC agli smartphone, passando per i data center. Le dichiarazioni di Micron mettono in luce un circolo vizioso in cui la pressione sui prezzi da parte dei grandi acquirenti ha compresso i margini dei fornitori, riducendo gli investimenti in nuova capacità produttiva. Ora che la domanda esplode, l'offerta non riesce a tenere il passo, e i prezzi schizzano alle stelle. Gli analisti prevedono che la situazione possa protrarsi almeno fino al 2027, con ripercussioni sui bilanci delle aziende e sui prezzi al consumo.
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Fonte: https://www.macrumors.com/2026/06/26/micron-suggests-apple-helped-cause-memory-crisis