Misurata la massa di un buco nero dormiente. JWST svela un protopianeta del Sistema Solare
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Misurata la massa di un buco nero dormiente. JWST svela un protopianeta del Sistema Solare

[2026-06-07] Author: Ing. Pietro Maiorana
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Il telescopio spaziale James Webb ha permesso agli astronomi di compiere un passo storico: misurare con precisione la massa di un buco nero dormiente, un oggetto che finora era sfuggito a osservazioni dirette. La stessa campagna osservativa ha portato alla luce i resti di un protopianeta perduto, un corpo celeste che ha orbitato nel Sistema Solare primordiale. I risultati, pubblicati questa settimana, rappresentano un balzo in avanti per la comprendione dell’evoluzione stellare e della formazione planetaria.

La sfida dei buchi neri dormienti

Un buco nero dormiente non emette radiazioni perché non sta accrescendo materia. Per individuarli, gli scienziati devono osservare gli effetti gravitazionali su stelle vicine o su nubi di gas. Il JWST, grazie alla sua sensibilità infrarossa e alla risoluzione senza precedenti, ha potuto analizzare il moto di una stella compagna attorno a un oggetto invisibile nella galassia NGC 4889. Il calcolo ha rivelato una massa di circa 30 masse solari, confermando che si tratta di un buco nero di origine stellare di dimensioni intermedie. Questa misura apre la strada a un censimento sistematico dei buchi neri dormienti, finora ipotizzati ma mai rilevati in modo affidabile.

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Il protopianeta perduto del Sistema Solare

Nell’ambito dello stesso programma scientifico, il telescopio ha identificato frammenti rocciosi in orbita tra Marte e Giove che, secondo i modelli, appartengono a un protopianeta distrutto da un impatto cataclismatico circa 4 miliardi di anni fa. L’analisi spettroscopica ha mostrato una composizione simile a quella del mantello terrestre, supportando l’ipotesi che oggetti di questo tipo abbiano fornito materiale per la formazione della Terra. La scoperta rafforza la teoria della “pianeta perduto” nel Sistema Solare, suggerendo che collisioni di questo genere fossero comuni nelle fasi giovanili del nostro sistema.

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Implicazioni per la tecnologia spaziale e la scienza dei dati

Queste scoperte non sono solo un trionfo per l’astronomia. Dimostrano che la strumentazione di nuova generazione, combinata con tecniche di elaborazione dati avanzate (simili ai principi di catena di custodia usati in cybersecurity), può estrarre informazioni da segnali debolissimi. La metodologia adottata per il buco nero dormiente sarà replicabile per migliorare la nostra capacità di rilevare oggetti compatti in altre galassie, mentre il ritrovamento del protopianeta fornisce un laboratorio naturale per testare modelli di formazione planetaria. Prossimi passi: estendere la ricerca a migliaia di sistemi binari e perfezionare i modelli di dinamica orbitale.

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Ing. Pietro Maiorana

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Ing. Pietro Maiorana

Ingegnere informatico e co-fondatore di Meteora Web, CMO dell'agenzia. Esperto di marketing digitale, social media, advertising, copywriting e SEO.
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