L'amministrazione Trump sta valutando una seconda tornata di dazi sui semiconduttori che estenderebbe le tariffe oltre ai chip, includendo prodotti finiti come laptop, console per videogiochi e server per data center. Secondo un report di POLITICO pubblicato oggi, otto fonti anonime vicine ai negoziati confermano che la proposta, ancora in fase di definizione, potrebbe rivoluzionare il commercio tecnologico globale. Il Segretario al Commercio Howard Lutnick favorirebbe un sistema che limita le importazioni duty-free di chip a un volume proporzionale alla produzione americana di ciascuna azienda, come riportato da quattro fonti. I funzionari del Dipartimento del Commercio hanno indicato che le esenzioni associate alla tariffa del 25% di gennaio, che coprono data center, ricerca e sviluppo, startup e dispositivi consumer, potrebbero non essere rinnovate.
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La struttura delle nuove tariffe e il ruolo della produzione nazionale
La proposta prevede un periodo di introduzione graduale, ma la struttura potrebbe cambiare sostanzialmente nelle prossime settimane. Il piano di Lutnick legherebbe le importazioni esenti da dazi alla capacità produttiva degli Stati Uniti, incentivando le aziende a investire nella produzione locale. Tuttavia, l'industria teme che i volumi attuali di chip avanzati siano enormemente superiori a quanto le fabbriche americane possano produrre nel breve termine. Taiwan produce oltre il 90% dei semiconduttori all'avanguardia mondiali, e aziende come TSMC hanno impegnato 265 miliardi di dollari in Arizona, ma la produzione avanzata arriverà solo al 30% della capacità totale a regime. I rappresentanti del settore hanno sottolineato che una quota basata sulla capacità attuale non può coprire gli acquisti massicci dei hyperscaler durante il boom dell'intelligenza artificiale.
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Le esenzioni di gennaio a rischio e l'impatto sui settori chiave
Le esenzioni scritte nella Proclamazione 11002, firmata il 14 gennaio, includono data center statunitensi, ricerca e sviluppo, startup, riparazioni, applicazioni consumer e industriali non data center e usi del settore pubblico. Ora queste categorie potrebbero essere eliminate, colpendo direttamente aziende come Amazon, Google e Meta, i cui membri dell'Associazione dell'Industria dei Computer e delle Comunicazioni hanno paragonato la costruzione dei data center alla "costruzione della ferrovia transcontinentale". Jonathan McHale, responsabile delle politiche digitali, ha avvertito che costi aggiuntivi e imprevedibilità mettono a rischio questi investimenti. I lobbisti tecnologici hanno incontrato Lutnick e Jeffrey Kessler, sottosegretario all'Industria e alla Sicurezza, con frequenza crescente dall'inizio dell'estate, ma tre fonti riferiscono che i recenti colloqui sono andati contro gli interessi del settore.
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Le reazioni dell'industria e le prospettive future
Un portavoce della Casa Bianca, Kush Desai, ha difeso l'approccio, affermando che riportare la produzione di chip negli Stati Uniti è una priorità assoluta. Tuttavia, una persona coinvolta ha stimato che la costruzione di nuove fabbriche richiederà più di cinque anni, un periodo più lungo di qualsiasi fase di introduzione precedentemente consentita. Questo potrebbe portare a interruzioni nella catena di approvvigionamento, con aumenti dei prezzi per laptop, console e server. Nel frattempo, la Cina sta costruendo la propria industria dei chip, come riportato in un'analisi approfondita sulle sanzioni. La situazione è in evoluzione, e le prossime settimane saranno cruciali per capire se le tariffe verranno effettivamente ampliate, con possibili ripercussioni globali. Per chi segue il settore, è interessante notare come altri attori stiano reagendo a queste politiche, ad esempio con l'uscita di nuovi prodotti come il monitor gaming da 1100 Hz di Samsung, presentato al Gamescom 2026, che potrebbe vedere aumentare i costi se le tariffe colpiranno i componenti. Inoltre, la decisione di Google di correggere un bug di Google Home mostra come le aziende stiano cercando di mantenere la fiducia dei consumatori in un contesto di incertezza economica.
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