Quando si atterra a Seoul, la prima impressione è di un paese che ha già abbracciato il futuro. I controlli immigrazione senza personale, i robot che consegnano cena ai semafori e le fermate degli autobus interattive sono la normalità. La Corea del Sud non solo adotta la tecnologia, la vive con entusiasmo. Mentre negli Stati Uniti cresce una diffidenza pubblica verso l’AI, in Corea solo il 16% delle persone si dice più preoccupato che entusiasta, il dato più basso tra 25 paesi studiati dal Pew Research Center. La maggioranza dei coreani utilizza l’AI quotidianamente, come assistente personale o per svolgere compiti lavorativi, secondo indagini del Ministero della Cultura e della Korea Chamber of Commerce.
Un entusiasmo guidato dal governo
Questa passione per l’AI non è casuale, ma è stata ingegnerizzata a livello nazionale. Il governo sudcoreano ha fatto della Quarta Rivoluzione Industriale il perno della crescita economica, investendo massicciamente e promuovendo l’AI come motore del futuro. Il presidente Lee Jae-myung ha promesso di portare il paese tra le “tre potenze AI” mondiali, affiancando Stati Uniti e Cina. Ha lanciato il Consiglio Presidenziale per la Strategia AI Nazionale e un progetto sovrano per modelli AI di base, oltre a generosi crediti d’imposta per giganti dei semiconduttori come Samsung e SK Hynix. Queste aziende forniscono la maggior parte dei chip di memoria ad alta larghezza di banda necessari per addestrare i modelli AI di Nvidia, spingendo l’indice Kospi a livelli record.
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Storia di un amore tecnologico
La Corea del Sud ha una lunga tradizione di adozione precoce della tecnologia: dagli anni ’70 con l’acciaio e le navi, passando per i semiconduttori negli anni ’80, la banda larga negli anni ’90 e gli smartphone negli anni 2000. Questo percorso ha creato una convinzione profonda che abbracciare l’innovazione sia essenziale per modernizzare il paese e consolidare il suo ruolo globale. L’AI è solo l’ultima incarnazione di questa etica. Lo dimostrano iniziative come i libri di testo basati su AI nelle scuole e i robot per l’assistenza agli anziani nei centri benessere, adottati direttamente dalle agenzie governative.
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I punti ciechi e le preoccupazioni
Tuttavia, questa focalizzazione sulla crescita economica può offuscare la riflessione critica sugli impatti sociali ed etici dell’AI. Nel 2025, il governo ha subito forti critiche per aver implementato libri di testo AI pieni di inesattezze e rischi per la privacy, senza una sperimentazione adeguata. Inoltre, nonostante l’ottimismo, i coreani temono la perdita del lavoro. Dopo l’annuncio di Hyundai di utilizzare robot umanoidi Atlas nei suoi stabilimenti, il sindacato ha protestato duramente. Il 64% dei coreani ritiene che l’AI possa sostituire il lavoro umano e aumentare le disuguaglianze, anche se il 52% crede che possa incrementare la produttività.
AI come sciamano e consigliere finanziario
La fascinazione per l’AI si spinge fino alla sfera personale. Una giovane assicuratrice di 29 anni a Seoul ha confessato di chiedere a ChatGPT consigli su lavoro, amore e finanze. Il 46% dei coreani tra i 20 e i 30 anni ha usato un chatbot per farsi leggere il futuro, secondo un sondaggio Gallup. ChatGPT diventa una sorta di sciamano digitale, un portale verso un futuro migliore. Ma la stessa persona che lo usa con entusiasmo teme che l’AI possa rubarle il posto. Questo paradosso riassume il rapporto della Corea del Sud con l’AI: un amore profondo, ma non privo di timori.
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La situazione coreana offre uno spaccato interessante per l’Europa, che sta ancora dibattendo tra regolamentazione e innovazione. Mentre in Silicon Valley si preparano scenari apocalittici, come raccontato in un nostro articolo Elite, culti e matchmaking, la Corea va avanti con pragmatismo. Per approfondire il confronto tra approcci, leggi anche l’articolo su Snap Specs.
Per saperne di più sulla storia tecnologica della Corea, consulta Wikipedia.
Fonte: https://www.technologyreview.com/2026/06/15/1138983/why-do-south-koreans-love-ai-so-much