Fino a pochi anni fa, per riempire di commenti ostili la pagina di qualcuno servivano delle persone. Poche o tante, ma persone, con del tempo da spendere.
Questo vincolo non esiste più, ed è il cambiamento più sottovalutato degli ultimi anni nella comunicazione pubblica.
Cosa è cambiato davvero
Non è cambiato che esistano i falsi profili. Quelli ci sono sempre stati, ed erano riconoscibili proprio perché erano fatti male. Frasi copiate e incollate identiche, italiano sgangherato, la stessa formula ripetuta cinquanta volte.
Quello che è cambiato è il costo di produrre cinquanta commenti diversi, ognuno scritto in italiano corretto, ognuno con una sfumatura sua, nessuno identico all'altro. Prima serviva una redazione. Oggi serve un pomeriggio e nessuna competenza particolare.
Il crollo di quel costo cambia la natura del problema. Non è più una questione di riconoscere il singolo profilo falso. È che il consenso apparente ha smesso di essere un'informazione affidabile.
Per tutta la nostra vita abbiamo usato una scorciatoia mentale ragionevole. Se tante persone dicono la stessa cosa, qualcosa di vero ci sarà. Quella scorciatoia funzionava perché il numero era costoso da falsificare. Ora non lo è più, e la scorciatoia è diventata una vulnerabilità.
Perché conviene, a qualcuno
Non serve immaginare grandi regie. Le ragioni sono banali e ci sono quasi sempre.
Esistono account costruiti per accumulare seguito e rivenderlo, e per farlo hanno bisogno di intercettare ogni discussione che scotta, ovunque nasca. Esistono pagine che vivono di traffico e per cui una polemica accesa vale più di un contenuto originale. Ed esiste il caso più semplice di tutti, cioè una singola persona che vuole far sembrare la propria opinione più diffusa di quanto sia, e che oggi può farlo da sola in un pomeriggio.
Nessuno di questi scenari richiede organizzazioni oscure. Richiedono solo che sia diventato economico, e lo è.
Come si riconosce, senza diventare paranoici
Nessuno di questi segnali è una prova. Presi insieme, però, cambiano parecchio la lettura di una discussione.
Il primo, ed è il più affidabile in assoluto. La conoscenza locale. Un testo generato può essere impeccabile sul tema generale e restare totalmente vuoto sui dettagli concreti. Non nomina la via, non sa com'è fatto il posto, non ricorda cosa era successo l'anno prima. Se in una discussione su un fatto accaduto nel tuo paese nessuno dei commenti più duri contiene un dettaglio che solo chi ci vive potrebbe conoscere, quella è l'anomalia più eloquente.
Il secondo, la risposta che non risponde. Se replichi con un'obiezione specifica e ricevi un testo ben scritto che però non tocca la tua obiezione e riparte dal discorso generale, hai un indizio serio.
Il terzo, il ritmo. Molti interventi lunghi e articolati in pochi minuti, magari sotto contenuti diversi, non è un ritmo umano.
Il quarto, la storia dell'account. Profilo recente o dormiente da anni che si risveglia esattamente su questo tema. Da solo non dimostra niente, ma insieme agli altri pesa.
La conclusione utile
Non è diventare sospettosi di tutti. Sarebbe il danno peggiore, perché una società in cui nessuno crede più a nessuno è esattamente l'obiettivo di chi produce questa roba.
È molto più semplice, e ti toglie un peso enorme.
Smetti di usare il numero come misura della verità. Cento commenti contro di te non significano che cento persone la pensino così, e nemmeno che cento persone esistano. Significano che sotto quel post ci sono cento commenti.
Il che, quando è la tua faccia o il tuo paese a essere sotto attacco, è una notizia sorprendentemente buona.
Segnale & Rumore è una rubrica su come funziona davvero la comunicazione digitale, tra algoritmi, piattaforme e reputazione online. La scrive Calogero Bono, che con queste macchine ci lavora tutti i giorni.




